L’ipocrisia e il potere, gennaio 2015

di Alessandro Gilioli (L’Espresso)

Può forse stupire, ma il titolo giusto oggi l’ha centrato il Giornale: «La maggioranza non c’è più». O meglio, non c’è più quella maggioranza che era nata nell’autunno del 2013, dopo la decadenza di Berlusconi da senatore e la scissione tra i suoi, che aveva portato lo stesso ex Cavaliere all’opposizione.

Ricordo un’intervista in cui Stefano Fassina rivendicava quel passaggio (l’uscita di B. dalla maggioranza dopo cinque anni e mezzo, senza contare i precedenti governi) come il maggior successo politico del governo Letta. Ora siamo tornati alla casellina di partenza, con il Caimano rientrato dalla finestra come alleato indispensabile del governo, anche dal punto di vista numerico.

Un po’ lo si poteva prevedere: già dopo pochi mesi di sdegnato Aventino, Berlusconi aveva ridimensionato e ammorbidito la sua opposizione, fino a renderla omeopatica quando a Palazzo Chigi è arrivato Renzi.

Il resto è cronaca recente: il Patto del Nazareno, che doveva servire solo alle riforme costituzionali invece si è allargato sempre di più; le politiche economiche, che «sono le stesse che volevamo noi», parola dello stesso capo di Forza Italia; le norme salva-Silvio nascoste qua e là e poi solo rimandate, quindi pronte a essere riproposte alla bisogna; fino alle continue similitudini cognitive e caratteriali tra i due – “Matteo e Silvio” – sottolineate non tanto dai loro detrattori, quanto dal più limpido cantore prima del craxismo poi del berlusconismo, Giuliano Ferrara, in svariati articoli tutti simili tra loro e adesso addirittura in un libro.

Ieri Renzi ha chiesto e ottenuto da Berlusconi un soccorso indispensabile sull’Italicum: adesso vedremo in che cosa consiste la cambiale. Se cioè basterà il Quirinale (siete preparati a un impresentabile, vero?) o se ci sarà un sovrapprezzo.

Ciò detto, ognuno può trarne le riflessioni che vuole: i difensori di Renzi, ad esempio, argomenteranno che è stata la minoranza del Pd a gettare il loro leader nelle braccia di Berlusconi, contrapponendosi all’Italicum, e questa tesi darebbe il via a una lunga discussione sulle responsabilità e sui programmi concreti, compreso quello con cui i parlamentari del Pd sono stati eletti nel 2013 e che per Renzi vale come carta igienica – ma non è detto che per tutti sia così.

Ad ogni modo non è questa la discussione che più mi interessa.

Credo invece che sia molto più urgente dal punto di vista civile porre con forza la questione della trasparenza e della onestà delle cose, insomma la battaglia perché le cose sembrino come siano anziché diverse da come sono: quindi chi sta in maggioranza stia in maggioranza, chi sta all’opposizione stia all’opposizione.

Il che sembra una banalità, invece siamo in una situazione in cui c’è una maggioranza formale e apparente (quella con dentro tutto il Pd e fuori Forza Italia) e una maggioranza reale e di fatto (quella con fuori un pezzo di Pd e dentro Forza Italia).

Prima finisce l’inganno, e prima gli elettori sanno chi sta al governo e chi sta contro, meglio è per tutti.

Tranne per quelli che amano l’ipocrisia, l’ambiguità e il torbido, naturalmente.

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