Il documento dell’Associazione

Blog “Ad Ovest di Treviri”

 per una Sinistra nel XXI secolo

La Sinistra politica, in Italia, non esiste più. Non esiste più una Sinistra ampia, popolare, di classe, organizzata, culturalmente non subalterna. Insomma, una Sinistra utile ai lavoratori ed alle lavoratrici, al ceto medio e al precariato, capace di parlare ai giovani, alle parti più deboli della società e di raggruppare intorno a se’ la parte migliore del Paese.

Al suo posto, ormai da anni, sopravvivono alcuni piccoli partiti nella sostanza ininfluenti ed un partito, il più grande, impegnato nel recidere ogni legame con la cultura politica della Sinistra.

Questo degrado risulta ancora più grave in quanto si è manifestato, in un rapporto non casuale, in coincidenza con il pressante attacco sferrato negli ultimi decenni dai centri di potere ai diritti ed alle condizioni di lavoro, alla qualità della vita della stragrande maggioranza della popolazione, in quella che è stata giustamente definita una lotta di classe rovesciata, condotta dall’alto verso il basso per iniziativa delle classi iper-ricche.

Non stupisce ormai più che buona parte dei punti forti del neoliberismo siano stati, da tempo, fatti propri da quasi tutta la Sinistra europea e dai Governi da essa espressi o sostenuti, buon ultimo da quello attuale del nostro Paese; parole d’ordine come flessibilità, precariato, cancellazione dei diritti sul lavoro, ridimensionamento dello Stato sociale, esaltazione della mentalità imprenditoriale alla quale ogni ambito della nostra individuale, deve adeguarsi, sono diventate, in modo strisciante, ma sempre più marcato, linee guida di buona parte dei partiti di “Sinistra”.

Per converso a questa subalternità culturale si è contrapposto, in modo seppur minoritario, un radicalismo a cui non corrisponde più alcuna azione politica, una volontà tanto ferrea quanto impotente di uscire ad ogni costo dal capitalismo; il risultato di questo duplice errore è il diffondersi a livello di massa di una generalizzata “malinconia” che si caratterizza con il dissolversi di quel “sogno di una cosa” tanto caro al pensatore di Treviri e che si sta manifestando con una progressiva e allarmante disaffezione al voto ed alla partecipazione democratica.

Paradossale è che questo avvenga proprio quando il modello economico neoliberista, la contemporanea utopia liberale, anziché produrre benefici per tutti, aumenti a dismisura le disuguaglianze di ricchezza e di potere, ad ogni livello, sia su scala planetaria sia all’interno delle singole nazioni, proprio come previsto negli scritti di Karl Marx.

Quel che a noi interessa non è la sacrosanta indignazione morale per disparità abissali, le 85 persone più ricche al mondo hanno una disponibilità di reddito giornaliero pari a 670.000 dollari mentre il 40% della popolazione mondiale dispone di 2 dollari giornalieri, o che le prime dieci imprese transnazionali hanno un fatturato superiore al PIL di oltre 150 paesi; piuttosto è constatare, come documenta Piketty nel “il Capitale nel XXI secolo”, che ciò non è affatto frutto dell’intraprendenza e del merito, ma dei patrimoni ereditati dal passato e che i redditi da capitale si incrementano sempre più rispetto a quelli di lavoro.

Stiamo assistendo alla progressiva e malefica sparizione del politico nei confronti dell’economico, il quale trionfa nelle “esposizioni universali” nel riproporre ossessivamente l’esposizioni delle merci nei grandi magazzini dove li si può almeno sognare di acquistare, mentre in gran parte del mondo una occupazione dignitosa rimane un sogno frustrato.

Invece del coraggio di nuove e coraggiose politiche per gli investimenti, l’occupazione ed uno sviluppo eco-sostenibile, la politica si piega, in particolare in Europa, al nuovo sovrano: “il debito sovrano” degli Stati nazionali, diventando un’austerità fine a se stessa.

Questa trasformazione è stata favorita anche da un progressivo distacco dalla realtà di un ceto politico separato dai problemi reali, otre che non di rado incompetente ed arrogante, impegnato prevalentemente a tutelare sé stesso.

 Si sono così progressivamente, ma inesorabilmente, sostituite all’analisi della situazione economica e sociale una superficiale fotografia del presente, alla elaborazione di strategie visioni limitate di brevissimo periodo, alla definizione di proposte in grado di mobilitare coscienze e volontà di trasformazione una raccolta di slogan di cortissimo fiato, alla individuazione di blocchi sociali da rappresentare e mantenere come riferimento una rincorsa disordinata e contraddittoria di generici e precari consensi elettorali, alla giusta attenzione e cura degli strumenti organizzativi una loro costante demolizione

Ed è apparso sin qui vano lo sforzo da molti fatto, indipendentemente dalle personali adesioni partitiche, per tentare di introdurre momenti di reale riflessione in un dibattito politico, quando esistente, asfittico ed autoreferenziale.

Eppure ha resistito, in questi anni, una notevole ricchezza di contributi venuti da movimenti, da mobilitazioni diffuse su specifici temi, da numerose importanti elaborazioni intellettuali in tutti i campi, da una persistente diffusa domanda di Sinistra avanzata da tanti che vivono con disagio questo vuoto.

La gravità di questa situazione, collegata a quella della crisi economica che offre continue occasioni all’offensiva dei centri di potere, impone a tutti, a chi ha mantenuto un impegno partitico ed a chi, deluso e demotivato, se ne è tenuto ai margini, uno sforzo per ridare spazio ad un percorso teso a ridare un senso ad una sinistra coerente

E’ tempo, indipendentemente dalle attuali, e future, appartenenze di ritrovare voglia di ascoltare, di capire, di dire, per creare una nuove dote di idee.

E’ tempo di tornare a misurarsi con riflessioni, analisi, confronti, studi, elaborazioni, letture, tutto quanto possa essere utile per rinvigorire il dibattito politico.

E’ tempo di pensare a come uscire da una crisi sempre più grave che rischia di rinfocolare antichi rigurgiti razzisti e autoritari dei quali già si iniziano a vedere alcuni sintomi nel nostro paese.

E’ tempo di farlo ora e qui nella nostra zona, la cintura rossa torinese, da sempre importante banco di prova delle capacità della Sinistra non guardando a contingenze locali, alle immediate scelte amministrative, ma con l’ambizione di dare nuova consistenza e senso alla parola Sinistra e di migliorare i presupposti necessari per meglio agire a tutto campo.

Per contribuire, nel nostro piccolo, a riaffermare queste ragioni, con questo spirito, con questo orizzonte e queste ambizioni, che nasce AD OVEST DI TREVIRI.

2 commenti

  • Leggo con interesse, prometto che vi seguirò. Con alcuni di voi ho condiviso pezzi di strada, anche se arrivo da esperienze politiche molto meno forti delle vostre. Condivido la perplessità e il giusto interrogativo su “dove stiamo andando”, meno, molto meno, l’idea che in questo momento il PD, meglio, il suo segretario, voglia “recidere ogni legame con la storica cultura politica della Sinistra italiana”. Credo sia il solito giudizio “post sconfitta calcistica”. La colpa è dell’arbitro. Credo che, invece, la colpa sia, in buona parte, nostra. Quella dei vecchi militanti, che non abbiamo saputo leggere il mondo attorno a noi, che abbiamo continuato e continuiamo a leggere il presente con le categorie del passato, come se il mondo non fosse cambiato. E a fondo. Il mondo era analogico, oggi è digitale. Possiamo anche rimpiangere il tempo della Lettera 22, ma oggi si usa il tablet. Piaccia o no. Con affetto.

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    • Caro sante, condivido con te che se siamo in questa situazione la colpa non sia “dell’arbitro” ma di una sinistra che non é riuscita a cambiare questo Paese, quando poteva. Di questa sinistra noi abbiamo fatto parte e, pertanto, abbiamo la nostra parte di responsabilità.
      Così come condivido che non si può rimpiangere il passato e che occorre fare i conti, seguendo la tua metafora, con i tablet. Una nuova sinistra, infatti, non esisterà se non sarà curiosa ed aperta al nuovo. Ma, proprio per questo, è importante capire come i tablet funzionano, chi ne detiene i software e quali sono le condizioni di vita di chi questi tablet li ha costruiti e li usa. Se invece ci si limita a lodare chi li ha ideati, pensando che il progresso sia per sé positivo, che “la modernità” superi i conflitti sociali, che l’unica contraddizione sia tra il “nuovo” ed il “vecchio”, si scimmiottano idee ottocentesche. Una sinistra del genere non solo appare patetica, ridicola e subalterna alla destra: soprattutto, credo, non è utile all’Italia.
      Spero di poterne continuare a discutere.
      Con amicizia

      Chicco Bayma

      riferimenti……”Il costo umano dell’iPad” (Internazionale)

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