Senza il vento della Storia

Sintetizzato, con personale interpretazione, da  Giancarlo Fagiano

Un breve saggio che presenta, motivandole con argomentazioni che meritano attenzione e riflessioni adeguate, valutazioni e proposte che sembrano giocare “fuori campo”, in un gioco che pare troppo di rimessa rispetto ad alcuni temi dello stesso neoliberismo.  Ma sono anche questi i temi con cui misurarci per rimettere la Sinistra al centro del campo.

Prologo

La coerenza di Mary

Quanti anni hai Mary?

Diciotto

Diciotto? Ma l’anno scorso ne avevi diciassette

(dal film di Frank Capra “la vita è meravigliosa”)

  • La Sinistra occidentale, radicale e moderata, racconta la storia recente in modo parziale: vede tutto il male della globalizzazione e del finanza-capitalismo, ma non coglie in essa altri mutamenti
  • Così come Marx vide nell’avvento del Capitalismo gli aspetti positivi verso l’emancipazione dell’intera umanità, allo stesso modo si dovrebbe cogliere nel cinismo della globalizzazione l’occasione che essa ha offerto a vaste aree del mondo finora escluse di affacciarsi ad una migliore qualità di vita
  • La Sinistra non pare più in grado di rappresentare gli ultimi, una categoria divisa al suo interno in modo drammatico, milioni di diseredati premono alle frontiere, in centinaia di milioni competono tra loro per lavoro e redditi
  • In questo quadro chi, come la Sinistra occidentale, ancora presume di essere avanguardia in quel percorso di emancipazione dell’intera umanità non può sperare che la Storia inesorabilmente le dia conforto, la Storia ha altro per la testa cha dare ragione a qualcuno

Capitolo 1

La frattura destra/sinistra: il declino di un’egemonia

  • La linea di divisione fra Destra e Sinistra nasce all’interno della cultura occidentale modellata dall’Illuminismo, con la Sinistra che, a partire dalla Rivoluzione Francese, si fa carico del processo di emancipazione dell’umanità, in ciò contrastata dalla Destra, in un progetto che vede l’Europa al centro del mondo
  • Non sono mancati nei secoli precedenti episodi significativi che testimoniano profondi contrasti di classe, che9788858118115 non possono però essere definiti la matrice unica dei conflitti sociali essendo spesso superati da linee di divisione religiose ed etnico-territoriali (Marx in un passo del Primo Libro del Capitale smentisce se stesso e la sua affermazione contenuta nel Manifesto della storia come storia di classe)
  • Ma è solo con il pieno avvento della società industriale nel 1800 che la lotta di classe riassume in se tutte le valenze della divisione Destra-Sinistra; anche se lo scoppio della Grande Guerra nel 1914, con i partiti socialisti incapaci di fermare il conflitto, testimonia della persistenza e della profondità di altre linee di divisione (nazionalismi)
  • Non a caso l’analisi leninista dell’imperialismo europeo si innesta proprio là dove i partiti socialisti dimostrano una insufficiente distanza dalle logiche capitalistiche e si completa con l’affermazione che la lotta di classe, e quindi la Sinistra, sta nella lotta delle masse contadine e popolari dei paesi coloniali accanto alla parte della classe operaia europea non ascrivibile alla “aristocrazia operaia” (super-salari coperti dai super-profitti ottenuti grazie allo sfruttamento dei paesi coloniali)
  • L’isolamento della Russia bolscevica, l’avvento dei fascismi, spostano il cuore dello scontro sul terreno, tutto interno al capitalismo, dei contrasti fra le democrazie liberali e quelle reazionarie
  • Solo nel secondo dopoguerra la contrapposizione destra-sinistra acquista un carattere definito ed incorporato nella divisione del mondo nei due blocchi; certo il campo della sinistra è molto articolato, non tutto appiattito sul sostegno acritico all’URSS, ma è indubbio che da questo riferimento nessuno a sinistra può prescindere, così come è indubbio che la scontro planetario fra i due blocchi poggia sulla cultura politica ed ideologica europea
  • Il crollo del socialismo reale sancisce la corrispondente crisi del marxismo, come ideologia unificante la sinistra mondiale, e con essa quella delle basi culturali europee della divisione destra-sinistra
  • Non scompare certo, ai giorni nostri, il contrasto di classe, che però in modo sempre più articolato si mescola con altre linee di divisione, in molti casi nuovamente quelle religiose ed etnico-territoriali, che lo decompongono in forme varie
  • Ritorna attualissima l’analisi gramsciana delle “quistioni” (meridionale, vaticana, femminile, giovanile, etc.) che s’incrociano lungo la storia con il conflitto di classe

Capitolo 2

La globalizzazione è molto più che un gioco a somma zero

  • Il nodo per misurare le difficoltà della sinistra europea nel ridefinirsi in modo nuovo è rappresentato dall’analisi e dal giudizio sulla globalizzazione; ancora una volta incide l’eccessivo schematismo del ridurre tutto al solo contrasto capitale-lavoro, innanzitutto perché il capitalismo non si riduce al solo sfruttamento del lavoro, ma, specie nella sua versione globalizzata, sa costruire, attorno ad esso, molteplici sistemi relazionali mentre la sinistra non pare andare oltre la semplice riedizione di schemi legati al trentennio d’oro
  • Il capitalismo globalizzato, anche nella sua condannabile versione finanziarizzata, ha offerto a nuove parti del mondo l’occasione per un progresso (G8 diventato G20), certo contraddittorio, ma portatore di nuove visioni che vanno oltre il contrasto capitale-lavoro
  • La politica globale corre anche sui binari paralleli dei conflitti nazionali e della redistruzione del potere fra le aree del mondo, essendosi messe in moto masse, molto consistenti, finora ai margini del benesserem grazie al fatto che la finanziarizzazione non cancella la produzione ma la dislocalizza sull’intero pianeta
  • Il conseguente dilatarsi delle differenze sociali nei paesi, Europa in primis, beneficiati dal trentennio d’oro ha come contraltare la riduzione dello scarto con i paesi emergenti
  • Occorre riconoscere al Capitale la sua duttilità nell’adattarsi alle nuove situazioni, che ha contribuito a creare, duttilità che sembra mancare alla Sinistra e che, proprio nei paesi occidentali, si è nutrita anche dell’aver saputo interpretare la spinta all’individualismo ed alla fantasia culturalmente manifestatesi negli anni sessanta spesso in contrasto con i percorsi di emancipazione che la Sinistra consegnava unicamente a mozioni collettive
  • Il mito del successo individuale va riconosciuto e valutato, riconoscendone i limiti della omologazione ideologica universale ma al tempo stesso la capacità di offrire a molti nel mondo prospettive finora inesistenti
  • Il capitalismo globalizzato non è meno cinico e barbaro, anzi, ma per la sua capacità di reinventarsi sicuramente “giovane”, diverso dalla definizioni della Sinistra occidentale che negli anni settanta lo volevano “tardo”, “maturo”

Capitolo 3

La Sinistra radicale: profetismo e catastrofismo

  • Una delle più evidenti conseguenze della globalizzazione sulla Sinistra è stato, è, il vedersi sottratto lo “Stato nazionale” come presidio delle conquiste sociali e democratiche
  • La risposta attuata dalla Sinistra, specie quella storica, è quasi ovunque solo difensivistica, limitata a presidio, sempre più arretrato, dei fortini messi sotto attacco dal Capitale globalizzato
  • Si distinguono, nell’ambito della sinistra radicale, alcune versioni: quella proposta da Toni Negri che, con la categoria dell’Impero, sostiene che la globalizzazione inevitabilmente costruirà un intero pianeta unificato dal contrasto capitale-lavoro e così, riprendendo il classico ottimismo marxiano del capitalismo che crea i suoi seppellitori, creerà le condizioni per l’avvento del comunismo; versione cieca della realtà che vede la globalizzazione produrre non l’unificazione planetaria di un solo contrasto, ma al contrario lo scoppio di mille distinti contrasti di diversa natura; parallela a questa versione è quella di Etienne Balibar che vede nell’estensione totale dei diritti di cittadinanza il prodotto più fecondo in senso rivoluzionario della globalizzazione; i primi venti di crisi hanno riaperto forti contrasti con gli “altri”, con gli “stranieri”, tali da mandare in soffitta questa versione,
  • Due versioni ottimistiche sulla possibilità di cogliere le occasioni offerte dalla globalizzazione, ad esse si contrappone una versione pessimistica: la delocalizzazione del capitale globalizzato implica la sottrazione di sovranità alla singole comunità e territori, Questa versione attacca la mitologia del progresso, dell’efficacia delle reti globali e, come reazione, rilancia il territorio, le relazioni corte e sicure, rifiutando ogni progetto a largo raggio; pare tuttavia che questa versione “localistica”, oltre ad essere una sostanziale rinuncia alle visioni universalistiche della Sinistra classica, implichi inevitabilmente un chiudersi protezionistico verso l’esterno; è certamente possibile che i vari localismi si colleghino, ma per fare ciò occorre che il singolo territorio sia inserito in una visione ampia, già del suo aperta, universale, sia capace di una giusta “astrazione”
  • Esemplari in questo senso sono due esperienze: quella della gestione dei beni comuni, pubblici, se è corretta, giusta, nell’impedire, in nome della proprietà comune di quei beni, che nell’ambito di un territorio, di una comunità essi siano “privatizzati”, rischia essa stessa, in modo contraddittorio, di porre confini all’utilizzo comune di quei beni su una scala più ampia, opporre il “noi” all’”io” rischia di diventare opposizione al “voi”, a “loro”; la dissoluzione della Jugoslavia: nata come condivisibile affermazione dell’autogestione delle singole comunità in breve è diventata l’esplosione feroce di nazionalismi mai sopiti

Capitolo 4

La sinistra dei diritti

  • Tornando al difendivismo della Sinistra “storica”, che si limita a rimproverare al Capitale la revoca del patto alla base del trentennio d’oro, occorre precisare che tale revoca si basa sulla critica mossa, già negli anni settanta, dalla Destra del “sovraccarico” di pressioni scaricate dalla politica sul sistema produttivo e, quindi, sulle sue possibilità di sviluppo
  • Da questa critica si sono dipartite le due linee guida della restaurazione capitalistica: attacco frontale, e in gran parte vinto e vincente, alle conquiste storiche della Sinistra in occidente e globalizzazione spinta dell’economia
  • Ciò ha comportato non solo l’enorme cumulo di profitti e rendite finanziarie, ma, nel nuovo mondo, la creazione di nuovi mercati associati a nuove alleanze all’interno dei un’unica totale egemonia e, nel vecchio mondo, alla contemporanea formazione di figure sociali e produttive del tutto deboli e prive di sostegni organizzati
  • Occorre allora capire che alla doverosa critica di questa logica va affiancata la comprensione e la consapevolezza che il Capitale ha saputo con questa operazione schiacciare, nel vecchio mondo, la Sinistra sulla conservazione, sempre più difficile, del rapporto con le componenti sociali più beneficiate dal trentennio d’oro
  • Si sono così manifestate crescenti disuguaglianze tra generazioni e categorie sociali impossibilitate ad ammortizzare gli effetti della crisi; la fine dell’universalità della protezione sociale ha mutato il rapporto tra la Sinistra e la società, con la perdita della rappresentatività, anche elettorale, proprio degli strati più poveri e più esposti alla crisi; una linea di divisione che ha scavalcato quella storica fra Destra e Sinistra
  • E non esiste solo un problema di rappresentatività, ne esiste uno, persino più grave, di conflitto fra diritti che produce tensioni all’interno dei blocchi sociali potenzialmente rappresentati dalla Sinistra: ad esempio quello fra la difesa dell’ambiente e la difesa dell’occupazione, oppure quello del diritto all’accoglienza degli immigrati e la collegata percezione di insicurezza e di attacco ai propri diritti sentita proprio dagli strati sociali più colpiti dalla crisi, oppure ancora la diversa velocità con la quale si realizzano conquiste di diritti e libertà individuali in un contesto che ha fatto della competizione individuale la sua base ideologica
  • Questo conflitto fra diritti, con la Sinistra in difficoltà a definirne le priorità, riflette la decisiva contraddizione fra diritti in generale e risorse per attuarli e garantirli; se non si crea lavoro, nell’ambito delle concrete possibilità operative nello scenario creato dalla restaurazione capitalistica, come fare a tutelare i diritti all’occupazione, alla salute, all’istruzione, e via dicendo? Incidono su questa contraddizione gli effetti della globalizzazione; piaccia o no il quadro attuale, non modificabile con una semplice linea critica di denuncia, vede larghe masse di forza lavoro nei paesi del nuovo mondo in sostanziale concorrenza con quelli corrispondenti del vecchio mondo in uno scenario che prevede, nella migliore delle ipotesi, tempi lunghissimi per una ricostruzione trasversale ed organizzata di comuni ragioni di contrasto al Capitale; al contrario il reperimento delle risorse per garantire i diritti richiede risposte immediate
  • Questa contraddizione rende inevitabile, sul breve periodo, la rinegoziazione dei diritti conquistati, nel vecchio mondo, durante il trentennio d’oro per renderli compatibili con le risorse concretamente producibili in ogni singolo paese o area

Epilogo

La costruzione del popolo

  • Riconoscere ed accettare la fine del trentennio d’oro non significa certo la fine del dovere di contrasto al Capitale, ma accanto al pur indispensabile lavoro di denuncia e demistificazione del trionfo neoliberista occorre costruire un blocco sociale, in grado di contrastarlo e sconfiggerlo, che non può poggiare unicamente su quello, logorato e diviso, alla base della storia della Sinistra classica
  • Il primo passo è esattamente questo: riconoscere che quel blocco non esiste più, che è ormai affiancato, e superato, da nuove richieste di diritti e da nuove aree sociali, evitando di assumere la “liquidità” delle attuali situazioni sociali e culturali come alibi per non scegliere e non attivarsi
  • Non tutte le disuguaglianze, tutte le forme di “liquidità”, si equivalgono: occorre condannare senza appello quelle insostenibili ed intervenire, con una logica di nuova Sinistra, su quelle governabili e risolvibili
  • Al tempo stesso la ricostruzione di un blocco sociale, di un nuovo popolo della sinistra non può non tentare di intercettare e reclutare quelli che Mauro Magatti ha definito i “ nuovi ceti popolari” che hanno una composizione molto diversa da quella omogenea ed oggettivamente unificata della produzione fordista, del lavoro dipendente
  • Deve allora cadere ogni diffidenza verso “l’individuo”, per tornare a parlare di masse la Sinistra deve saper parlare alle tante figure sociali e produttive che si muovono in ambiti numericamente minimi se non, appunto, individuali (fino ad inglobare quelle definite “capitalisti personali”), partendo dalla consapevolezza che nessuna di esse è in grado da sola di rappresentare la condizione generale
  • E’ in questo spazio allargato che la Sinistra può, ragionando sulle specifiche domande ed assemblandole in proposte trasversali ed unificanti, può ritrovare un suo popolo, i cui futuri soggetti possono anche provenire da culture politiche in passato diverse e lontane
  • Per farlo occorre volgere lo sguardo al futuro abbandonando, là dove possibile, la difesa in continua emergenza di un passato ridotto a riassunto sempre più monco dell’esistente
  • Guardare al futuro è un segno forte di discontinuità, la stessa che la Sinistra deve avere nel recuperare allo Stato un ruolo centrale, uno Stato non più “padrone”, prepotente specie verso i deboli, ma nemmeno più “madrone”, dispensatore di sostegni troppo spesso ormai ingiustificati
  • In questo senso costruire un popolo non deve significare solo l’allargamento del bacino elettorale, o il tentativo sterile di aggiungere a quello che resta dell’antico blocco sociale di riferimento qualche figura nuova agganciata in modo strumentale, o la scelta di un leader trascinatore, figura comunque necessaria, deve significare l’accettazione dei cambiamenti, della sfida del governarli guardando al futuro
  • Bisogna fare come Mary: di fonte ad un mondo cambiato si può continuare a dire la verità solo se si lascia la vecchia risposta e si prova a cercarne una nuova

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