Pride – regia di Matthew Warchus

recensione di Chicco Bayma

 

Ancora almeno per questa settimana, è possibile vedere a Torino (Cinema Nazionale – via Pomba 7) “Pride”.

Ispirato a un fatto reale, “Pride” è ambientato in piena era Thatcher, durante lo storico sciopero dei minatori inglesi del 1984. Il movimento gay decide di aderire alla protesta e di raccogliere fondi per gli scioperanti di un villaggio del Galles. I minatori, però, accolgono con diffidenza l’iniziativa, considerando il sostegno di lesbiche e gay inopportuno e imbarazzante. Ma l’incontro fra i due mondi, difficile per non dire esplosivo, si trasformerà in solidarietà e in un’amicizia esilarante e commovente.

Un film bello, che fa ridere e commuove, intristisce ed emoziona. La lotta dei minatori inglesi, come noto, finì con una sconfitta tragica che aprì definitivamente la via al tatcherismo ed al neoliberismo in Europa.

Il finale, quindi, non può essere allegro. Ma mentre scorrono i titoli di coda si scopre che il titolo non è solo riferito alle rivendicazioni del mondo gay: è l’orgoglio di una classe sociale sconfitta ma che rivendica ancora le sue ragioni. E un po’ dì orgoglio possiamo provarlo anche noi, nel pensare di far parte di quella storia: piena di contraddizioni, spesso sconfitti, ma ancora sicuri di aver fatto la scelta giusta.

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