Romano Prodi scuote la Germania: la Grecia non pagherà mai i suoi debiti

Romano Prodi ha concesso un paio di giorni fa un’intervista al quotidiano berlinese Tagesspiegel in merito alla Grecia e alle difficoltà dell’eurozona. Visto il suo interesse, riproduciamo integralmente questo dialogo dell’ex presidente della Commissione europea, che ha generato una significativa eco sui media tedeschi. Il sito del “Sole 24 Ore” tedesco, Handelsblatt, l’ha ripresa integralmente, mentre il più diffuso quotidiano in Germania, Bild Zeitung, ha dedicato un approfondimento dedicato all’intervista di Romano Prodi.

prodi-bildBild ha posizioni notoriamente conservatrici, e ha composto una serie di elenco delle promesse dei politici tedeschi ed europei sul debito della Grecia che potrebbero non essere mantenute.

Signor Prodi, la Grecia dovrebbe ricevere denaro fresco dai suoi creditori internazionali senza un programma e corrispondenti condizioni? No, ci devono essere controlli.

Allora ha ragione  Wolfgang Schäuble , quando dice che in cambio di denaro fresco ci devono essere condizionalità? Le condizionalità devono mantenersi in un quadro realistico. Tutti sanno che la Grecia non pagherà mai i suoi debiti.

Dovrebbe esserci per questo un taglio del debito?
Mi rendo conto che politicamente non sia possibile. La storica ci insegna però, che non ha alcun senso fissare obiettivi irrealistici sulla riduzione del debito. Ha molto più senso trovare un accordo su un obiettivo raggiungibile e controllarne esattamente le tappe. Con la Germania è successa la stessa cosa dopo la Seconda guerra mondiale. Non si può certo paragonare direttamente la Germania e la Grecia. Fu però molto saggio dal punto di vista politico tagliare gran parte del debito della Germania nella conferenza di Londra del 1953. Grazie a questo la Germania ha ottenuto la possibilità di crescere.

Ci dovrebbe essere anche per la Grecia un incontro internazionale sulla riduzione del suo debito sul modello della conferenza di Londra?
Allora la conferenza sui debiti esteri della Germania rappresentava un interesse generale. Nel caso della Grecia ora dobbiamo decidere dove si trovi il nostro interesse collettivo. Presumo che la Grecia e i suoi creditori possano trovare un compromesso, che per esempio preveda un allungamento della scadenza dei crediti o tassi di interesse ancora più bassi degli attuali. Questo però sarebbe poco più di un cerotto. Ho paura che tra tre anni la Grecia si troverebbe poi con gli stessi problemi che ha oggi. Sarebbe preferibile assumere una decisione definitiva.

È stato un errore accettare la Grecia nell’eurozona? Non parlerei di errore. Il fatto che all’epoca non ci fossero controlli di bilancio è stato purtroppo gravido di conseguenze. Non erano stati previsti, neanche dopo l’ingresso nell’euro. L’Italia, la Germania e la Francia hanno voluto così. Nel 2003 mi sono impegnato da presidente della Commissione europea perché fossero adottati severi controlli sui bilanci degli Stati membri subito dopo l’introduzione dell’euro. Non dimenticherò mai il momento in cui Schröder e Chirac dissero, durante la presidenza del semestre europeo dell’Italia (giugno-dicembre 2003, ndA) che avrei dovuto tacere. La Grecia ha ripetutamente imbrogliato sui suoi conti pubblici perché non fu ritenuto opportuno introdurre un controllo dei conti.

In retrospettiva come valuta oggi lo scoppio dell’eurocrisi nel 2010? Non si può perdonare dal punto di vista etico quello che ha fatto la Grecia con il suo bilancio. La Germania ha però esitato per tre o quattro mesi nel 2010 a causa delle elezioni in Nordreno-Vestfalia (il maggior Bundesland tedesco governato all’epoca da un ministro presidente della Cdu che poi perse contro Hannelore Kraft della Spd, nda) ad adottare misure che sarebbero costate solo tra 30 e 40 miliardi di euro. In questo lasso temporale i debiti della Grecia si sono decuplicati a causa della speculazione. Questo si può ancora ripetere.

L’uscita della Grecia dall’eurozona è un’opzione che si può valutare?
Tutto si può immaginare. Ma se la Grecia uscisse, il mondo avrebbe davanti ai suoi occhi la certezza che l’euro potrebbe fallire in ogni momento.

Vede una divisione dell’Europa tra Nord e Sud?
C’è piuttosto una frattura tra le opinioni pubbliche e i governi. I governi degli altri Paesi UE non hanno molte possibilità di trattare  posizioni in contrasto con quelle della Germania. Le popolazioni vedono le cose in modo diverso. I partiti populisti riceveranno un’ulteriore spinta se non arriverà una soluzione soddisfacente e la Germania non tratterà in modo corrispondente alla sua responsabilità.

Cosa significa?

È molto chiaro il fatto che i debiti non si possano ridurre senza crescita. Questo è davvero semplice da comprendere, e sarebbe anche impossibile da realizzare. Durante il mio mandato da presidente della Commissione europea ho sempre rispettato le regole di bilancio comunitarie, ma ho anche affermato come esse fossero stupide. L’economia ha bisogno di una spinta. La Germania deve assumere questo compito, perché è la Nazione leader dell’Europa. Guidare gli altri Paesi significa avere responsabilità. La Germania ha però quasi un rapporto religioso con un tasso di inflazione che sia il minore possibile. Temo che purtroppo questo atteggiamento non cambierà.

Si può superare in Europa la frattura tra il ricco Nord e il Sud in sofferenza? Sarebbe sicuramente un disastro se si introducesse un euro del Nord e un euro del Sud. L’euro è stato un mezzo per costringere un Paese come l’Italia a rispettare la disciplina di bilancio, come è successo quando ero presidente del Consiglio. Se l’euro si sfaldasse, sarebbe la fine. L’Europa meridionale sarebbe costretta a una svalutazione fino al 100%, e la competitività della Germania sarebbe strangolata. L’Europa perderebbe gran parte della sua rilevanza verso l’estero. In Cina, che conosco bene visto che là ho insegnato, l’Europa esercitava una forte attrattiva. Adesso non è più così.

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