La scuola e Gramsci, secondo loro

Qualche giorno fa, sulle pagine dell’Avvenire, è stata pubblicata una lettera scritta da quarantaquattro deputati e senatori (in massima parte di maggioranza) a favore di nuove e più sostanziose azioni di sostegno economico verso la scuola privata. Su questo nulla da dire e nulla di nuovo rispetto a quello che certe forze lobbistiche presenti in parlamento hanno da sempre esercitato per favorire la scuola cattolica (perchè di questo si tratta). L’unica cosa che riteniamo giusto fare è prendere nota dei loro nomi e depennarli definitivamente dalle possibili future nostre intenzioni di voto.

Quello che troviamo inaccettabile è il tentativo (maldestro) di falsificare le posizioni storiche altrui. Infatti al termine della lettera i firmatari riportano un passaggio di un articolo scritto da Antonio Gramsci nel 1918 e pubblicato su “Il grido del popolo”, articolo che secondo loro proverebbe la correttezza della posizione avvalorata da cotanta tradizione……”noi socialisti dobbiamo essere propugnatori della scuola libera, della scuola lasciata all’iniziativa privata e ai comuni. La libertà della scuola è indipendente dal controllo dello Stato” . 

L’operazione, appunto maldestra, di “estrapolazione” dal contesto generale dello scritto gramsciano emerge chiaramente se si rimettono tutti i tasselli al loro posto. Infatti Gramsci nel capoverso precedente scriveva: “Ferve nei giornali e nelle riviste cattoliche la discussione sulla scuola libera. I cattolici propugnano l’abolizione del monopolio di stato sulla scuola, perché sperano che il monopolio passi nelle loro mani. Noi crediamo che i cattolici sbaglino nel fare i conti: è vero che i preti, in quanto godono di uno stipendio e hanno tutta la giornata libera, si troverebbero in condizione di partenza privilegiata nel gioco della concorrenza. Ma appunto il pericolo di un assorbimento dell’attività scolastica da parte dei cattolici metterebbe automaticamente in discussione il problema del fondo culti e porterebbe all’abolizione di questo istituto feudale”.

Pertanto, non solo non c’è traccia di denaro pubblico per la scuola privata, ma anzi la necessità di mettere in discussione altri fondi stanziati dallo Stato alla Chiesa cattolica per altri motivi.

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