Niente arte, storia e filosofia: ecco la scuola dell’Isis

A Raqqa (Siria) si sperimenta un sistema educativo secondo i principi del fondamentalismo islamico nella versione del califfo Al Baghdadi.

Eliminate dai programmi materie come educazione artistica e musicale, storia, sociologia, psicologia e filosofia, religione: “tutte le discipline che possono condurre a una visione critica, pluralista, secolarizzata della società e delle libertà individuali”. E’ la scuola al tempo dell’Is, lo Stato Islamico (Islamic State) soprattutto dove si è consolidato, cioè Iraq e Siria (Isis – Islamic State of Iraq and Syria). . In questi territori l’Is sta provando a riorganizzare e riformare le funzioni pubbliche come esercito, polizia, sanità e appunto l’istruzione. Ma come funzionerebbe a regime la scuola del Califfo? Tuttoscuola ha raccolto l’analisi dell’esperto di gruppi jihadisti Aymenn Jawad al-Tamimi, secondo cui una prima anticipazione della nuova regolamentazione secondo i principi pedagogici del fondamentalismo islamico, nella versione rigorosamente teocratica del califfo Al Baghdadi, è visibile nella provincia di Raqqa (Siria), dove la riforma è stata varata nel settembre 2014 ed è già in vigore.

La materie umanistiche (arte, storia, filosofia), le scienze sociali (sociologia, psicologia) e la musica sono state soppresse,scuolacoranica-immaginerepe2 mentre quelle scientifiche (matematica e scienze) risultano potenziate, come la grammatica araba, l’informatica e l’inglese (la lingua, non la letteratura). Per quanto riguarda le scienze, però, sottolinea l’esperto, viene eliminato ogni riferimento a Darwin e a qualunque teoria dell’evoluzione che non attribuisca tutto il creato all’opera di Dio. L’insegnante di scienze, viene precisato, deve suscitare negli studenti la consapevolezza che “tutte le leggi della fisica e della chimica dipendono dalle leggi stabilite da Dio all’atto della creazione”. Della cultura moderna viene accettato e insegnato solo ciò che non mette in discussione la sottomissione (‘islam’ in arabo) alla volontà di Dio secondo una lettura tradizionalista del Corano. “Un atteggiamento – si spiega – che può trovare qualche analogia, in Occidente, nel periodo della Controriforma, quando in nome dell’interpretazione letterale dell’Antico Testamento furono condannate le scoperte di Galileo Galilei sul sistema solare”.

A parte l’esperienza di Raqqa, “nel resto dei territori siriani e iracheni che costituiscono l’autoproclamato Stato Islamico invece la situazione risulta di totale confusione”. Secondo Unicef le scuole sono state chiuse a dicembre 2014 in vista della riforma dei programmi e del relativo aggiornamento degli insegnanti. Così 670 mila giovani sono stati rispediti a casa, mentre dei 4,3 milioni di ragazzi in età scolare che vivono complessivamente in Siria (incluse le zone governate dall’Is) la maggior parte – tra 2,1 e 2,4 milioni – non va per nulla a scuola o ci va in modo saltuario. “Come potremmo definire questo modello educativo? – sottolinea Tuttoscuola – Medioevale, antiscientifico, premoderno? Certo, dobbiamo ricordare che anche nel Novecento dell’Europa sono comparse teorie aberranti come il materialismo dialettico e il razzismo, strettamente legate alla natura totalitaria dei regimi che le imponevano, riservando ai dissenzienti il gulag sovietico e i campi di sterminio nazisti. Solo il ritorno della democrazia e l’affermazione del pluralismo hanno potuto rimuovere alla radice tali aberrazioni e i loro riflessi nei rispettivi sistemi educativi. Dobbiamo augurarci che anche nel vasto mondo di religione musulmana, che pure ha registrato nella sua storia stagioni di grande e libero sviluppo culturale e scientifico, il fondamentalismo islamista venga battuto e sia sostituito da modelli di organizzazione politica e sociale rispettosi delle diversità e soprattutto della libertà nel campo delle arti, della ricerca scientifica e dell’insegnamento”.

(Globalist.it)

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