Le primarie di Agrigento sembrano l’opera dei pupi

La cosa comincia a fare scandalo, cominciano a pronunciarsi parlamentari nazionali e regionali ed anche all’interno del PD locale c’è chi grida all’osceno.

da Globalist.it

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Vignetta di Sebino Dispenza

 

Ad Agrigento, Godot parla toscano, è giovane, è stato sindaco di Firenze ed ora è Presidente del Consiglio. Nella terra di Pirandello ci sta pure un richiamo alla più famosa opera teatrale di Samuel Beckett.

Si aspetta che parli Renzi, che dica qualcosa sul pasticcio che il PD sta infornando in quel di Agrigento, sedendosi a tavolino con Forza Italia per fare insieme le primarie del centrosinistra. La cosa comincia a fare scandalo, cominciano a pronunciarsi parlamentari nazionali e regionali ed anche all’interno del PD locale c’è chi grida all’osceno e presenta le dimissioni. Il malcontento -dicevamo – nasce dall’accordo stretto ad tra il PD di Angelo Capodicasa, parlamentare da sempre, e Forza Italia, con in testa l’onorevole Gallo, vice dei berlusconiani in Sicilia.

L’uno e l’altro, e qualche altro ancora con variegate bandiere di comodo, si sono seduti a tavolino e scelti (faticosissimo trovarli) i partecipanti alle prossime, inusuali primarie. Obiettivo comune, provare a fermare la candidatura di Lillo Firetto, attuale sindaco di Porto Empedocle, che vuole provarci a risollevare una città caduta agli ultimi posti di tutte le classifiche sulla vivibilità. Il tutto, in vista delle amministrative di maggio.

Operazione, quella di Agrigento che ha anche ottenuto la benedizione da parte del presidente della Regione, Rosario Crocetta, che ha ringraziato pubblicamente il parlamentare di Forza Italia per partecipare al progetto. E’sta la goccia che ha fatto traboccare il vaso, il caso è esploso in dure reazioni. Prima all’interno del partito di Berlusconi, ora in quello di Renzi.

Ad alzare i toni per primo nel Pd è stato – come abbiamo scritto – il deputato regionale Fabrizio Ferrandelli . Ha chiesto al segretario regionale Fausto Raciti il commissariamento del partito ad Agrigento. A seguire, il deputato agrigentino del Pd, Giuseppe Lauricella: “Il banchetto domenicale agrigentino, al quale non sono stato ovviamente invitato – ha detto, con ironia – svela quello che avevo paventato: tutti d’accordo su un sindaco di centro-destra. Il Pd non può permettersi giochetti a perdere, nell’interesse di chi nel Pd si ‘accontenta’ di uno spazio di potere svendendo il partito e senza guardare all’interesse della comunità e della città.

Invito il segretario Zambito, che ritengo vittima di una trappola – ha aggiunto Lauricella – ad una riflessione: no primarie con il centro destra e candidiamo a sindaco il candidato del Pd”. Ma il segretario locale del PD si è limitato a difendere il “tavolino” agrigentino: le scelte vengono decise dai circoli – aveva sostenuto – e non possono essere impartite dall’alto. Il problema è mettersi d’accordo su cosa si intende per “circoli”. Antonino Milioto, un membro del direttivo provinciale, indignato per l’accordo che si stava delineando tra il Pd e il deputato forzista Riccardo Gallo, si era dimesso qualche tempo fa: “Quello che sta succedendo ad Agrigento lo ritengo insostenibile e non accettabile”, aveva scritto Milioto in una lettera al segretario, ben comprendendo il senso di quel “tavolino”.

Di queste ore le dimissioni di Cinzia Deliberto, vicesegretario provinciale del Pd. Nella sua lettera di dimissioni parla di “ibernazione della segreteria provinciale”. Intervistata da AGRIGENTOSETTE, ecco le sue valutazioni:

“Le mie dimissioni spero possano essere un input affinché si sollevino altre voci all’interno del partito. A dicembre il segretario aveva annunciato alle tv locali che voleva congelare la segreteria, o meglio, rinnovare la segreteria. E ad oggi non abbiamo nessuna notizia sulla sua idea rispetto a questo. Io mi ritengo dunque congelata”.

“Esatto. La segreteria provinciale non ha partecipato a nessuna delle riunioni. Ciò che sta avvenendo noi lo apprendiamo dalla stampa. È normale che come vice segretario provinciale io mi dimetta. C’è qualcosa che non funziona e io non rimango a guardare…”.

Quindi, in questi mesi di trattative lei, vice segretario provinciale, è stata messa completamente da parte, non ha avuto contatti con il segretario nemmeno telefonicamente?

“Completamente fuori dai giochi. Evidentemente il segretario non ha avuto l’esigenza di farsi sentire, di fare una riunione con la sua segreteria per spiegarci le ragioni che l’hanno portato a chiudere questa alleanza. È chiaro che avrà avuto esigenza di parlare con altri… La democrazia all’interno di questa segreteria non c’è non c’è mai stata. Pare non andava bene questo progetto di rinnovamento che la sua segreteria stava intraprendendo”.

Cosa avrebbe dovuto fare il Partito democratico?

“Certamente non fare questa alleanza. Il “Patto per il territorio” è Forza Italia. Possiamo prenderci in giro, chiamarlo come vogliamo, ma è ovvio che questo accordo è fatto con Forza Italia. E allora forse non siamo poi così diversi dagli altri partiti…Se la gente è stanca dei partiti è anche responsabilità nostra, occorre prendere delle decisioni anche difficili, assumersi delle responsabilità.

E queste primarie, che primarie sono?

“Non credo che si possano chiamare primarie…”

Secondo lei Zambito dovrebbe dimettersi a questo punto?

Brevi di cronaca dalla Città di Pirandello, in attesa di Godot, il toscano.

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