I sommersi che nessuno vuole salvare

Il corpo del bam­bino che gal­leg­gia con il volto immerso nella densa mac­chia nera di petro­lio che cir­conda il luogo del nau­fra­gio. Un pic­colo fagotto di lana che un pesca­tore passa nelle mani di un altro. Imma­gini, impen­sa­bili e reali, della tra­ge­dia nelle acque del Medi­ter­ra­neo. Morti annun­ciati, senza con­fini, al ver­tice della cru­deltà con cui il mondo, l’Europa, l’Italia assi­stono alla con­danna degli ultimi, dei deboli, dei som­mersi che la culla dell’inciviltà rifiuta di salvare.

In que­ste ore, come sem­pre, abbon­dano com­menti e lamenti di ipo­criti e scia­calli, e la reto­rica è merce copiosa pronta a mar­cire nella falsa coscienza dei nostri con­fini, indi­vi­duali prima che nazionali.

Da poli­tici e auto­rità nem­meno un cenno al ruolo di tri­bu­nale spe­ciale che l’Europa, e que­sto governo, si sono asse­gnati sei mesi fa con la deci­sione di con­dan­nare a morte bam­bini, donne e uomini can­cel­lando l’operazione Mare Nostrum, l’unica, prov­vi­so­ria zat­tera di sal­va­tag­gio per più di cen­to­mila pro­fu­ghi nel 2014.

L’Europa ha bran­dito un nefa­sto Tri­tone capace solo di assi­stere impo­tente all’ultima eca­tombe. Non è finita, le destre invo­cano il blocco navale, il pre­mier chiede droni armati per col­pire gli sca­fi­sti, le diplo­ma­zie arran­cano al seguito delle guerre che i rispet­tivi governi nep­pure dichia­rano ma sem­pli­ce­mente pra­ti­cano. Le opi­nioni pub­bli­che seguono sugli schermi l’inevitabile sob­balzo media­tico, spet­ta­trici di una deriva demo­cra­tica che semina una pro­gres­siva assue­fa­zione all’orrore assor­bito ogni giorno.

E un’ecatombe in più o in meno non fa dif­fe­renza, al mas­simo serve, come capita in que­ste ore, a rad­dop­piare l’inutile replica di Tri­ton. Peg­gio di niente.

(Il Manifesto)

Amnesty: senza Mare Nostrum si muore 53 volte di più

Amnesty International nel rapporto “L’Europa affonda nella vergogna”, presentato a Bruxelles in vista del vertice europeo ha dichiarato che con Triton “sono 900 le persone morte nei primi tre mesi e mezzo di quest’anno, contro le 17 dello stesso periodo del 2014 quando era in corso Mare Nostrum, vale a dire 53 volte in più. Inoltre, nel 2014, il tasso medio di mortalità era di 1 a 50, mentre nei primi tre mesi e mezzo del 2015, di 1 a 23”.

La decisione di porre fine alla missione umanitaria di ricerca e salvataggio Mare Nostrum a fine 2014, “non ha avuto l’effetto deterrente che alcuni governi Ue avevano sperato. Ma se la fine di Mare Nostrum non ha portato ad un calo di partenze puo’ essere ragionevolmente collegata ad un aumento di morti in mare”, si spiega nel rapporto della Ong. Secondo lo studio, a fronte del moltiplicarsi dei morti nei primi tre mesi e mezzo (meta’ aprile) del 2015, sono stati 21.385 i migranti che hanno attraversato il Mediterraneo. Nello stesso periodo del 2014 erano stati 20.899. In una tavola comparativa del rapporto si evidenzia inoltre il minor numero di mezzi impiegati nell’operazione Triton (coordinata da Frontex, l’agenzia per il controllo delle frontiere), attualmente in corso, rispetto a Mare Nostrum.

Se la missione della Marina militare italiana poteva contare su una nave anfibia, una o due fregate, dai due ai quattro pattugliatori di altura, fino a sei pattugliatori costieri, tre aerei, e sei elicotteri, Triton non ha navi anfibie, zero fregate, un solo pattugliatore d’altura, sei pattugliatori costieri, due aerei ed un elicottero. Inoltre, se Mare Nostrum aveva un budget mensile di 9,5 milioni di euro, quella coordinata da Frontex oscilla tra 1,5 e 2,9 milioni di euro al mese. Alla luce dei dati Amnesty international raccomanda che “i governi Ue lancino con urgenza un’operazione umanitaria multinazionale che abbia il mandato di salvare vite nel Mediterraneo, impiegando risorse navali ed aeree, che sia commensurata con i trend dei flussi previsti, e che dovrebbe sorvegliare in alto mare, lungo le principali rotte migratorie”. E fino a quando questa operazione non sara’ stata messa in piedi, affermano, “i governi Ue dovrebbero dotare l’Italia e Malta con sostegno logistico, permettendo loro di rafforzare la loro capacita’ di ricerca e salvataggio”.

(Globalist.it)

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