Disuguaglianze e debito sovrano

di Elvio Balboni

In questa scheda si aggiungono dei dati ulteriori a quelli pubblicati sul blog e inerenti gli articoli sul libro di Piketty “Il capitale nel XXI secolo” e sul libro di Gallino “Il colpo di stato di banche e governi”.

«Le élite economiche mondiali agiscono sulle classi dirigenti politiche per truccare le regole del gioco economico, erodendo il funzionamento delle istituzioni democratiche e generando un mondo in cui:

85 super ricchi possiedono l’equivalente di quanto detenuto da metà della popolazione mondiale».

capitalismo-diseguaglianze-debito-510Dal nuovo rapporto di Oxfam (ong) Working for The Few – Political capture and economic inequality 2014 redatto in preparazione del world economic forum di Davos.

Mi prefiggo con alcune schede di descrivere e criticare con semplici sintesi le conseguenze su tutti noi delle politiche neo-liberaliste attualmente dominanti.

Scheda 1 le disuguaglianze:

C’é da rimanere stupefatti ed increduli quindi riveliamo subito la fonte utilizzata dalla ONG Oxfam: il global wealth report 2014 di Credit Suisse una delle principali banche del mondo, fonte autorevole e quindi non screditabile come propaganda no-global, i dati si riferiscono al 2012.

La ricchezza totale annua è calcolata in 241 trilioni di dollari riferita alla popolazione di età superiore a 18 anni 4.666.000.000 (quattro miliardi e seicentosessantaseimilioni) di persone.

In economia, nel sistema anglosassone, il trilioni è pari a mille miliardi.

Ai due terzi della popolazione così calcolata (3,2 MML il 68,7%) spetta solo il 3% della ricchezza totale (7,2 trilioni) ad un altro miliardo di persone (22,9%) va il 13,7% (33 trilioni) pertanto il rimanente 8,4% della popolazione al mondo, cioè 392 milioni di persone, meno del decile superiore, di maggiore età possiede ben l’83,3% della ricchezza totale cioè 200 trilioni di dollari.

Sono dati sconvolgenti, che credevamo appartenessero esclusivamente alle epoche delle antiche civiltà, quando non aveva ancora senso parlare di autonomia e di libertà individuale, rispetto alla comunità.

Ed ora scomponiamo la parte superiore della piramide, a chi vanno i 200 trilioni dollari?101 trilioni vanno a 360 milioni di persone (il 7,7% della popolazione attiva mondiale) e i restanti 99 trilioni (41% del totale) a soli 32 milioni di persone nel mondo, (0,7%) meno dell’uno percentile, l’uno per cento diventato famoso dalla contestazione del movimento  Occupy Wall Street.

Impressionante: il 7 per mille, non per cento, della popolazione adulta, si accaparra il 41% della ricchezza globale!

Infine, al vertice della piramide, troviamo 85 persone che possiedono 1,7 trilioni di dollari pari all’uno per cento della ricchezza totale e pari a quanto possiede poco meno della metà della popolazione più povera, cioè 2 miliardi e trecento milioni di persone, se si considera quelle attive, oppure più di  3 miliardi, quasi la metà della popolazione mondiale.

Per quanto riguarda il reddito questi 85 super-ricchi, dispongono di 670.000 dollari al giorno, (tra questi ci sono anche tre italiani, Ferrero, Del Vecchio e Prada) mentre il 40% più povero dispone di 2 euro al giorno!

Le disuguaglianze sono in continuo aumento.

Il reddito dei più ricchi negli ultimi 20 anni è cresciuto del 60% mentre parti consistenti delle classi medie sprofondano nella povertà anche nei paesi più sviluppati.

La forbice tra chi possiede di più e chi ha di meno si allarga costantemente in ogni luogo, in Cina il 10% più ricco detiene il 60% della ricchezza del paese; negli USA l’uno x mille più ricco (300.000 persone su 300 milioni) guadagna oltre la metà del reddito del 60% più povero, circa 180 milioni di persone, il 60% di questi Paperoni sono in larga parte Top Manager finanziari, dati riportati sia da Piketty, sia da Rampini in “Banchieri” Mondadori 2013.

Sempre negli Usa, l’1% dei più ricchi ha intercettato il 95% delle risorse a disposizione dopo la crisi finanziaria iniziata dal 2007, mentre il 90% della popolazione si è impoverito.

L’1% dei più ricchi al mondo ha aumentato la propria quota di reddito in 24 su 26 dei Paesi con dati analizzabili tra il 1980 e il 2012.

Inoltre si è intervenuti anche sulla leva della tassazione che ha finito x incrementare le disuguaglianze, dal 1970 in poi in tutti i paesi è diminuita la tassazione per i più ricchi (29 paesi sui 30 esaminati, si è arrivati al punto che Warren Buffet il terzo uomo più ricco al mondo, dopo il messicano Carlos Slim e il suo connazionale Bill Gates (classifica 2012) ha dichiarato di vergognarsi di pagare una aliquota fiscale inferiore a quella della sua segretaria, dopo che quasi la totalità della sua ricchezza deriva dagli investimenti finanziari godendo già di una tassazione sui Capital gain (in USA) di solo il 15% allora propose con Bill Gates una legge per arrivare a tassare i miliardari con una aliquota del 35% risultato: bocciata alla camera dei deputati anche se appoggiata da Obama.

Si pensi che ancora negli anni 50 il prelievo marginale sui ricchi ereditato dal New Deal arrivava al 91%.

E per evitare, improvvisi e nefasti, aumenti delle tasse si sono costruiti centinaia paradisi fiscali intoccabili, in tutto il mondo, nei quali si stima vi siano 21 trilioni di dollari.

Mentre la crescita dell’economia si è arrestata in tutto il mondo è cresciuta a dismisura l’economia finanziaria, in USA la percentuale di incidenza sul PIL È passato dal 2,8% al 8% attuale, oggi chi lavora nella finanza guadagna il 70% in più degli altri a parità di livello (questi ultimi dati si trovano in tutti i tre libri citati).

Rampini riporta nel suo Banchieri questo esempio di estrema perseveranza nel cercare ulteriori speculazioni finanziarie incuranti dei crolli che possono causare a D intere aree del mondo:

Da quando la bolla della new economy era scoppiata al giro di boa del millennio, nessuno aveva più posato un cavo a fibre ottiche sul fondo dell’Atlantico. Poi nel 2011 è stato fatto, qualcuno ha depositato “ventimila leghe sotto i mari” Hibernia Atlantic: ma non era un cavo come gli altri, quelli percorribili da centinaia di milioni di persone che hanno qualcosa da comunicare da una sponda all’altra dell’oceano.

No, quella era un’infrastruttura per pochi: per gli operatori del cosiddetto “high frequency trading”, gli scambi “ad alta frequenza” che puntano a registrare guadagni sul mercato azionario o sui cambi grazie alla rapidità delle operazioni misurata in millisecondo.

Sono operazioni dietro le quali non c’è alcun calcolo razionale sulla qualità di una certa azienda, sui tassi d’interesse o la forza di un’economia o sul modo migliore di allocare il capitale in modo che sia più produttivo, crei più posti di lavoro, porti crescita per tutti. La sola cosa che conta è la velocità, a costo di perdere il controllo e destabilizzare l’intero listino principale di Wall Street come accadde per il 6 maggio 2010.

E Hibernia Atlantic è un cavo che può far guadagnare “ben cinque millisecondo”.

Scheda 2 il debito sovrano

 

Piketty nel “Il capitale nel XXI secolo” riporta molti dati sui debiti degli Stati, che nella media europea rappresentano il 90% del PIL annuo.

In Italia il debito ammonta a circa 2.100 MML. di euro, il PIL  annuo a 1.650 MML  cresciuto dal 2.000 dello 0,1% all’anno il deficit è del 130% negli anni 70 era del 40% per offrire una immagine simbolicamente assurda della economia finanziaria di queste cifre, si sappia che in banconote da € 100 messe in fila, l’ammontare del nostro debito equivale ad una distanza di 5 volte superiore a quella tra la terra e la luna.

L’attuale debito del Giappone è oltre il 200% è quello dell’Inghilterra fu del 200% per tutto l’Ottocento.

La parola d’ordine della politica europea impone il rientro del debito al 60% sul PIL annuale, perché tale rapporto dovrebbe essere ritenuto ottimale? Ed in quanto tempo? E poi la colpa ricrebbe in modo eguale su tutti noi? Tutti quanti in questi ultimi decenni abbiamo pasteggiato con “aragoste e champagne”? Abbiamo cioè vissuto al di sopra delle nostre possibilità? Debito e colpa coincidono?

Nella lingua tedesca si possono dire con la stessa parola, insomma teologia economica!

Rientrare da 2.100 a 1.000 cioè il 60% del PIL in venti anni come prevede il patto di stabilità, mette in luce Gallino, significa rientrare di 50 MML all’anno più altri 80 che sono il 4% degli interessi, l’anno successivo gli interessi scendono solo di 2 a 78 così senza tagli il debito aumenta, …quanto è cosa tagliare?

Qui rimando alla scheda sul libro di Gallino di Riccardo Barbero, il quale mette bene in evidenza, le scelte scellerate di tagliare lo stato sociale e rifinanziare con soldi pubblici i deficit delle banche e non quelli degli Stati, perché? Forse perché non a caso il debito viene definito sovrano a discapito però della sovranità degli Stati.

Infine sottolineo la concordanza tra Gallino e Piketty, sulla necessità di una tassa patrimoniale anche solo del 1% per limitare le disuguaglianza dovute alla semplice eredità e niente affatto al tanto celebrato “merito”, inoltre Giancarlo Fagiano sottolinea come Piketty individui in una tassa patrimoniale una tantum del 15% la soluzione che azzererebbe il debito europeo in soli 6 anni visto che il capitale (patrimoni) privati ammontano a sei volte tanto il PIL annuale dei singoli paesi.

Rivoli E.B.

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